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PULP TELLING: LA SOLITUDINE DI LUCIA.

Le storie, vere o immaginarie che siano, spesso servono a raccontare la realtà in cui siamo immersi, i cui suoni sono troppo vibranti e ci toccano fino a ferire ed annientare la nostra voce, come negli incubi durante il sonno.

Raccontare storie di altri, significa costeggiare la nostra esistenza per arrivare al nocciolo della questione  con tutta l’energia necessaria ad affrontarla.

Lucia nacque a Trieste, il 26 luglio 1927. Questa è una delle poche certezze pervenute fino a noi perché la sua famiglia, in particolare la madre e il fratello, hanno cercato di cancellare ogni memoria della sua vita e della sua pazzia.

La schizofrenia s’impossessò di lei a venti anni, quando era già stata riconosciuta come un talento emergente della danza moderna. Fu allieva di Margaret Morris e del grande coreografo Raymond Duncan, tuttavia, ai primi segni di malessere, Lucia si arrese abbandonando quello che da sempre era stato il suo rifugio, lontano dall’ombra schiacciante del padre: James Joyce, lo scrittore irlandese.

Il genitore l’adorava, scriveva spesso nello studio mentre Lucia si esercitava e chissà se l’ultimo romanzo (“Finnegans wake”) sia il racconto di morte e resurrezione della famiglia Joyce.

In un primo momento, si pensò che lo stato mentale della ragazza fosse stato alterato dalla rottura del rapporto sentimentale con l’assistente del padre: il futuro drammaturgo Samuel Beckett.

Lucia si esibisce in un balletto
Lucia si esibisce al primo festival internazionale di danza di Parigi del 1929

Lui continuò uno scambio di lettere con lei, tutte bruciate e perse come la maggior parte delle foto. Beckett fu uno dei pochissimi a farle visita in manicomio, anche dopo la morte del padre James.

Preoccupato dall’evolversi della violenza nei gesti della figlia, il genio di Dublino si rivolse al luminare Carl Jung, il quale non accettò subito d’incontrarli perché troppo offensive erano state parole e commenti di James a suo riguardo.

Quando gli atriti fra i due geni, furono messi da parte, la schizofrenia aveva preso pieno controllo di Lucia; nel romanzo citato, Joyce scriverà con amarezza: “Noi macabri e vecchi Sykos che ci siamo fatti i denti digrignanti sulle Alici, proprio quand’erano più jungvani e facilmente defreudabili…”

Rimane quanto scritto sul Paris Times (dopo un’esibizione in La Princesse Primitive al teatro Vieux-Colombier,),  “Lucia Joyce è la figlia di suo padre. Ha l’entusiasmo, l’energia e una quantità non ancora determinata del genio di James Joyce. Quando raggiungerà la sua piena capacità di danzare ritmicamente, James Joyce potrebbe ancora essere conosciuto come il padre”.

Dopo decenni di manicomio, è morta nel 1982, nascosta al mondo, rinnegata dalla famiglia, i nipoti si rifiutano ancora di parlare di lei.

Foto di famiglia di Lucia con il padre James Joyce, la madre Nora Barnacle e il fratello Giorgio

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2 Commenti

  1. Interessante e “fuori dal tempo” il percorso di vita di questa creatura la cui vera colpa era l’abbandono da parte di tutti.
    Fuori dal tempo perché, apprendere che una creatura stia tutta la sua vita in un luogo senza speranza fa male al cuore.
    Spero che storie simili non avvengano più: inumani!!

  2. Non conoscevo questa storia…si studia e si legge del padre, ma la figlia ….è rimasta sempre nell’ombra. Grazie Lucia per avermi fatto scoprire questa artista sfortunata e sola!

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