Quadro "La Musa" o "Donna che legge" di Pablo Picasso

“MUSA” d’autore

Le testimonianze talvolta servono a dare credibilità alla realtà che non si vuole  vedere. Oggi, vi propongo un’intervista impossibile, dalle pagine de “L’Accolita dei vivi”, la giornalista Eleonora (il personaggio che mi dà forma in questo reportage letterario) intervista Laura (la  voce narrante della storia), per il “Giornale di Taipei” (nome greco della città del misfatto).

E.: “Laura perché hai lasciato la tua terra e ti sei unita a noi?”

L. “Ho lasciato la terra di mia madre, dopo la sua morte, perché non stavo bene. Mi sentivo giudicata e disabilitata (come dite voi) dal suo ricordo, così ho raggiunto il mio presunto padre per ricominciare a vivere. Il viaggio mi è servito a resettare la mia esistenza dopo il trauma della perdita… ho bruscamente smesso di essere figlia pur rimanendo persona, a buon intenditore poche parole.”

E “Tuo padre, disabile, fa parte di un’associazione di categoria. Ti sei integrata, ti sei sentita accolta, tu diversamente-disabile?”

L. “Gli associati sono tutti molto diversi ed aperti a qualunque abilità, o problema, se preferisci metterla sul patetico. Aperti anche all’assenza di ausili e medicine. Mi piacciono proprio per lo spirito con cui riempiono lo  spazio che attraversano. Non voglio dire banalmente che sorridono ma sono come la luce naturale che entra in una stanza silenziosa e vuota e la riempie al punto da non mancare più nulla; ecco ci sono e tanto basta. Accolta  non è la parola giusta, non mi sono mai sentita esclusa, non ci sono loro e altri ma un’unica umanità. Forse, qualche resistenza è  arrivata da parte di mio padre, si sa i conflitti nascono da interessi personali e papà non vuole figli a carico. Poi ognuno ha il suo carattere, basta che non siano i limiti a dar forma al contenuto dell’anima e la mia ha ripreso a respirare ”

E. ”Mentre arranchi dietro agli amici si sente il tuo affanno, il mondo gira. Fra i vari accadimenti, cosa ti è piaciuto maggiormente?”

L. “Sì, arrancare rende bene  l’idea perché Leone, Cosimo, Valerio e tutti gli altri sono incredibili,  non riesco a fare e pensare con la loro energia. Lilly la vedi immobile sulla sedia con la maschera d’ossigeno e mentre la guardi i suoi occhi hanno saettato frasi in chat per le matite col seme da vendere di cui nemmeno immaginavo l’esistenza. Poi giri lo sguardo e vedi che Frank ha montato un video-denuncia per una strada su cui sono passata senza accorgermi del palo davanti allo scivolo. In un anno circa ho assistito alla nascita e realizzazione di molti progetti lo Swap party, Pronto accessibilità, Saturiamoci, scegliere uno mi darebbe la sensazione di fare un torto agli altri. Adoro le nostre riunioni con bambini, in piazza o nel parco della musica dove la musica è vietata ma noi ci siamo prima che vietino anche la nostra presenza. 

E. “Ci sono tanti personaggi ma chi è il protagonista e che storia è questa fra vita passata e Disability Pride?

L. “Calmina, bella stai al tuo posto di personaggio! Protagonista è la vita che si manifesta attraverso tutti i personaggi. Per non spaventare il lettore, ho iniziato da me… l’ho preparato e poi travolto con quello a cui ho assistito iniziando dall’annuncio del D-pride.”

El. “A questo punto dovrei chiederti se sei riuscita a non spaventare il lettore ma, io sono più buona di come mi descrivi tu e, ti chiedo quale è il messaggio del tuo reportage e verso chi è indirizzato?”

L. “Un personaggio antipatico era necessario per la verosimiglianza del tutto e, tu sei particolarmente adatta.  Il messaggio è un invito a uscire dalla caverna in cui siamo rinchiusi, sulla cui parete scorrono (come diceva Platone) le ombre deformate della vita che passa. Le persone con e senza disabilità devono uscire dall’isolamento e ricominciare a vivere insieme. Le persone vivono, il resto sono dannati senza speranza”

Logo della rubrica Pulp Telling di Lucia Pulpo

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