LA RETE DEL DISABILITY PRIDE APPOGGIA E PROMUOVE LA LEGGE “LIVE FOR ALL”.
Il 3 Luglio in Senato è stata presentata la proposta di legge nata per garantire criteri di uguaglianza nel poter vivere e fare cultura, essere quindi spettatori o lavoratori dello spettacolo, dovunque si svolga, in un teatro, in un palazzetto, in un’arena.
L’iniziativa è stata promossa da un Comitato di attiviste e attivisti formato da Chiara Bersani, Marina Cuollo, Federica D’Alessandro, Flavia Dalila D’Amico, Simone Riflesso, Valeria Carletti, Riccardo di Lella, Giorgia Meneghesso, Sofia Righetti, Arianna Talamona, Valentina Tomirotti e Serena Tummino con l’associazione Al di qua Artis,del comitato concerti accessibili.
La proposta è stata promossa e appoggiata dall’ex parlamentare Lisa Noja ed era presente alla Conferenza Stampa, tra gli altri, il Senatore Ivan Scalfarotto. Ma l’incontro tra le istanze dei promotori e le istituzioni, non è stato certo immediato e senza ostacoli. Infatti, da anni vi sono denunce di discriminazioni subite da persone con disabilità legate alla difficoltà nel partecipare ad eventi dal vivo, a causa della poca accessibilità e fruibilità dei luoghi per chi abbia una disabilità, con spazi inadeguati e ghettizzanti e sistemi di prenotazione farraginosi e non chiari. Il percorso è iniziato circa un anno fa, con la scrittura del Manifesto Live for all e poi la petizione sulla piattaforma Change .org che oggi ha raggiunto circa 300.000 firme, ad indicare quanto il tema della cultura accessibile sia sentito e diffuso nel nostro Paese.
Ma la proposta di legge si concentra anche sui diritti degli artisti e lavoratori dello spettacolo che devono concorrere a bandi e call dove non si tiene conto della possibile presenza di persone con disabilità a lavoro dietro le quinte o sulla scena, con le loro idee e professionalità, perciò risulta più difficile entrare nelle compagnie per mancanza di assistenti personali e supporti adeguati, ciò rende “non conveniente” l’assunzione di una persona con disabilità, assunzione che viene considerata più “costosa”, invece di vederne le competenze e capacità.
Ma a essere negati sono i diritti di chi ha una disabilità, perciò la proposta di legge Il diritto alla cultura è sancito dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità all’articolo 30 e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Ma gli episodi, le storie, di mancati diritti, di discriminazioni sono davvero tante. Ricordiamo per esempio la causa portata avanti da Sofia Righetti contro l’Arena di Verona.
La legge live for All è appoggiata dal mondo associativo, dalle federazioni Fish e Fand e dalle associazioni a loro collegate ma anche dal movimento Antiabilista e appunto dal Disability Pride Network, un movimento dal respiro nazionale, radicato sul territori. Che vede lavorare al suo interno decine e decine di attivisti che si battono con passione, competenza e concretezza per vivere in un mondo realmente inclusivo.
Si chiede, in particolare l’approvazione della proposta di legge 1536 ferma da mesi in Commissione Cultura alla Camera con gli emendamenti presentati in Conferenza Stampa lo scorso 3 luglio. Le principali proposte sono :
Per il pubblico con disabilità:
- prenotazione e acquisto dei biglietti in condizioni di parità, attraverso procedure chiare, accessibili, trasparenti e non modificabili a discrezione dell’organizzatore;
- comunicazione pubblica e obbligatoria del numero massimo di posti accessibili, definito secondo criteri univoci, predeterminati e verificabili;
- visibilità e fruibilità piene per ogni spettatore, a prescindere dal tipo di disabilità (fisica, sensoriale o cognitiva);
- abolizione delle “aree dedicate”, separate e discriminatorie, per consentire la partecipazione insieme al proprio gruppo di amici;
- applicazione dei principi della progettazione universale in tutte le strutture nuove o oggetto di ristrutturazione.
Per lavoratrici e lavoratori con disabilità:
E’ importante che le persone con disabilità siano considerati artisti e lavoratori , non solo spettatori
- istituzione di un fondo dedicato per coprire i costi di accessibilità nelle fasi di produzione e tournée;
- accessibilità delle Open Call di settore, spesso oggi inaccessibili per modalità e strumenti;
- accessibilità dei programmi di formazione e preparazione degli insegnanti a pratiche inclusive, per promuovere una cultura antidiscriminatoria fin dall’inizio dei percorsi artistici;
- rivalutazione delle soglie di reddito che, superate anche temporaneamente, fanno decadere dal diritto a sostegni assistenziali, penalizzando la natura intermittente del lavoro artistico;
- eliminazione delle barriere fisiche, sensoriali, cognitive e culturali in tutti gli ambiti dello spettacolo: dalla formazione alla produzione, fino alla distribuzione.
Auspichiamo che l’appoggio ampio a questa legge porti presto risultati tangibili e concreti perchè le persone con disabilità sono stanche di aspettare.
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